Chi inquina incassa nel Golfo di Napoli


TRENITALIA, che già gestisce un impianto di depurazione di piccole dimensioni nella zona e che detiene le azioni di WISCO, ha dichiarato in una relazione di aver inquinato l’attuale sito con le attività industriali e di depurazione, ed ha chiesto ai sensi di Leggi vigenti di poter monitorare e/o bonificare l’area con i finanziamenti Statali di attuale competenza del Commissario di Governo alle bonifiche dei siti inquinati in Campania. (relazioni tecniche dei piani di caratterizzazione redatto da EcoAppraisal s.r.l. in data 17/05/2007 )

Probabilmente il principio della CE di chi inquina deve pagare, in loco abilmente si trasforma in chi inquina deve essere risarcito dallo Stato.

Ulteriore piano di caratterizzazione è stato chiesto, probabilmente, al Commissario di Governo da TRENITALIA per il nuovo sito dove dovrà sorgere il nuovo impianto di depurazione di reflui anche tossici e nocivi della capacità di circa 800mc/ora , contro la potenzialità attuale di 190 mc/ora e con già certificata dichiarazione di superamento dei limiti di legge di TRENITALIA

L’attuale impianto ,si legge è ora gestito dalla Wisco in nome e per conto di TRENITALIA, mentre il nuovo impianto sarà costruito dalla Wisco , forse anche con il contributo di fondi pubblici, potendo trattare rifiuti tossici e nocivi in conto di TRENITALIA ma anche di terzi.

Nulla si dice sulla condotta sottomarina che tecnicamente non potrebbe smaltire una portata quattro volte superiore a quella attuale.

Dovremmo mettere il destino della nostra città in mano a chi già è stato inadempiente in passato?

Le sostanze che saranno stoccate e trattate presso questo nuovo sito di depurazione del sud Italia sono (consentitemi di omettere i codici CER):
– fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti;
– rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della materia prima;
– liquido di concia contenente cromo;
– soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri;
– fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose;
– sospensioni acquose contenenti materiali ceramici;
– rifiuti liquidi acquosi contenenti inchiostro;
– oli dispersi;
– soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa;
– soluzioni di lavaggio e soluzioni di arresto-fissaggio;
– rifiuti liquidi acquosi prodotti dal recupero in loco dell’argento;
– fanghi acquosi da operazione di pulizia caldaie, contenenti sostanze pericolose;
– rifiuti prodotti dal trattamento delle acque di raffreddamento, contenenti oli;
– soluzioni acquose di lavaggio, contenenti sostanze pericolose;
– emulsioni e soluzioni per macchinari, contenenti alogeni;
– scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, clorurati;
– rifiuti prodotti da processi di sgrassatura a vapore;
– emulsioni clorurate;
– oli di sentina della navigazione interna;
– altri oli di sentina della navigazione;
– acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua;
– fanghi ed emulsioni prodotti dai processi di dissalazione;
– rifiuti contenenti oli;
– rifiuti contenenti altre sostanze pericolose;
– rifiuti non specificati altrimenti;
– soluzioni pericolose di scarto, contenenti sostanze pericolose;
– concentrati acquosi, contenenti sostanze pericolose;
– liquidi prodotti dal trattamento anaerobico di rifiuti urbani;
– digestato prodotto dal trattamento anaerobico di rifiuti urbani;
– liquidi prodotti dal trattamento anaerobico di rifiuti di origine animale o vegetale;
– percolato di discarica, contenente sostanze pericolose.

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