Abolizione dei finanziamenti diretti ed indiretti all’editoria

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Dove sono finiti i giornalisti fuori montecitorio che ci chiedevano tutti i giorni delucidazione sulla restituzione della diaria? La notizia che restituiamo i rimborsi non spesi non ha bisogno più di tutto quel clamore mediatico? Spero che gli altri parlamentari siano messi sotto assedio affinché assumano lo stesso comportamento virtuoso dei cittadini 5 stelle. L’informazione farebbe il suo dovere di controllo del potere a vantaggio dei cittadini

Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, i precari, i tanti giornalisti sottopagati. Ebbene, questi giornalisti hanno dovuto operare in un sistema in cui, a fronte dell’erogazione di fondi pubblici, si è sostanzialmente «privatizzata» l’informazione.

Per anni lo Stato ha finanziato colossi imprenditoriali, a tutto vantaggio degli azionisti delle loro emanazioni editoriali, elargendo milioni di euro sotto forma di contributi, crediti di imposta ed agevolazioni di vario genere. Il paradosso dei contributi indiretti e delle compensazioni è che ne hanno beneficiato i giornali a più alta tiratura, ben più che le pubblicazioni no profit. Solo considerando le agevolazioni postali, l’Antitrust ha rilevato come esse non abbiano costituito una misura efficace per sviluppare gli abbonamenti e abbiano finito invece col favorire Poste italiane S.p.a., unico soggetto presso cui è possibile ottenere i benefìci, ostacolando lo sviluppo di una piena concorrenza nei servizi di recapito. Il regime speciale di applicazione dell’IVA sulla vendita di libri, quotidiani e periodici è stato sfruttato a vantaggio di prodotti di ben altro genere venduti in allegato alle pubblicazioni.
Un capitolo a parte è costituito dai contributi alle testate politiche e di partito, con le conseguenti paradossali distorsioni di cui si è dato ampio conto in passato e alle quali si è cercato di porre riparo con una recente, tardiva e parzialissima riforma.

Il presente disegno di legge, che propone il superamento del suddetto modello di finanziamento pubblico, si inquadra in una politica volta a creare condizioni di autonomia ed indipendenza dei giornalisti, competizione più aperta, eliminazione dei conflitti di interesse e degli intrecci tra politica, economia ed informazione, riportando la discussione in termini di rapporto delle testate col lettore piuttosto che con il potere di turno, dato che il costo della disinformazione è ancor più rilevante.

Anche per effetto della crisi, che pone il tema di come utilizzare i pochi fondi a disposizione dello Stato, il Parlamento è posto di fronte ad una occasione storica, in cui l’abolizione del finanziamento pubblico come è stato finora conosciuto e distorto possa essere abbinata a riforme che pongano tutte le testate in condizione di accedere al mercato pubblicitario. Si tratta di favorire l’innovazione, non lo status quo, in un campo così delicato dal punto di vista democratico come l’informazione.

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