Per restituire il futuro al nostro paese ripristino immediato del turnover al 100 x 100 per i ricercatori

ricercatori
Per restituire il futuro al nostro paese, quello che chiedo è il ripristino immediato del turnover al 100 per cento per i ricercatori di università e di enti di ricerca. Vi chiederete come può il cittadino D’Uva credere che un’azione così semplice possa avere un effetto tanto benefico. È senz’altro un illuso. Permettetemi di dissentire. La ricerca italiana non è in grado di attirare finanziamenti premiali europei e, più in generale, i capitali allo stesso modo della ricerca di altri Paesi. Questo, oltre che essere un fatto, è problema e come ogni problema ha almeno una soluzione. Sta a noi in questa sede individuarne una e quindi attuarla.
Da una prima analisi si può individuare il problema nei ricercatori. Forse è una questione qualitativa. Magari i nostri ricercatori non sono in gamba come quelli stranieri. Magari hanno una formazione inferiore rispetto a quelli stranieri. È una tesi, questa, che troverebbe facile avvaloramento nei continui tagli che hanno interessato negli anni i settori dell’istruzione scolastica e universitaria. Tagli a cui nemmeno questo Governo ha dato uno stop e questo malgrado i propagandistici proclami enunciati durante i primi giorni del suo operato. Ancora riecheggiano nella mia testa le parole che il Presidente Letta espresse il 5 maggio su Rai3: se ci saranno dei tagli su cultura, scuola e ricerca, mi dimetto. Per come è stata formulata questa frase, credo allora che si debba dimettere perché, anche se sono stati decisi dai Governi precedenti, i tagli in questi settori ci sono eccome e ci sono adesso.
Non solo, proprio in questo decreto, al comma 5 dell’articolo 58, la copertura finanziaria per l’aumento del turnover dei ricercatori dal 20 al 50 per cento – aumento gradito, ma, comunque, non sufficiente a garantire gli standard qualitativi di cui siamo capaci – è stato garantito dal taglio ai servizi di pulizia nelle scuole. Insomma, si è costretto il MIUR a gestire i propri fondi alla meno peggio, invece che garantirne di nuovi, con la conseguenza che si è dato alla ricerca a discapito dell’istruzione. Questo è un taglio e, quindi, già è venuta meno la parola del Presidente. Ma torniamo alla formazione dei nostri ricercatori.
Malgrado i numerosi tagli subiti, i nostri ricercatori continuano a spiccare per professionalità, inventiva e voglia di fare, sia qui che all’estero. E questo esclude categoricamente la possibilità che sia la qualità dei nostri ricercatori la causa del problema di cui sopra. In realtà, una delle più grandi criticità del mondo della ricerca è il basso numero di ricercatori.
Per avvalorare questa tesi, basta considerare che quando i dati sui finanziamenti premiali europei sono combinati con i dati sul prodotto interno lordo, piuttosto bassi in rapporto ad altri Paesi europei, e soprattutto con dati sul numero dei ricercatori derivati dall’Ufficio europeo di statistica, l’EUROSTAT – che dà l’Italia fra i Paesi dove ricercatori sono una rarità –, ne risulta che l’Italia è al secondo posto in Europa, dopo l’Olanda, per capacità di attirare i finanziamenti europei in rapporto al numero di ricercatori operanti nel Paese e nella stessa posizione se si considera i finanziamenti in rapporto al PIL.
A questo punto è chiaro che chi ha a cuore il mondo della ricerca è tenuto a votare favorevolmente questo ordine del giorno. Anche il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, appartenente al Democratic Party, quindi il Partito Democratico americano, ha affermato: «In un momento difficile come il presente, c’è chi dice che sostenere la scienza è un lusso, quando bisogna dare priorità a ciò che è assolutamente necessario. Sono di opinione opposta. (…) Per reagire alla crisi, oggi è il momento giusto per investire molto più di quanto si sia mai fatto nella ricerca applicata e in quella di base». Bene. Non volete ascoltare un grillino? Ascoltare il Presidente degli Stati Uniti, tanto stimato da molti di voi […]

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