Deiulemar: intervento del Governo per non ostacolare la giustizia

lettera_ministri
Al Ministro
FABRIZIO SACCOMANNI
Ministero dell’Economia e delle Finanze

Al Ministro
ANNA MARIA CANCELLIERI
Ministero della Giustizia

Al Ministro
EMMA BONINO
Ministero degli Affari Esteri

Spettabili Ministri,
stiamo parlando del crac della compagnia di navigazione Deiulemar dichiarata fallita il 2 maggio del 2012 per un buco patrimoniale di oltre 800 milioni di euro che vede coinvolti 13mila risparmiatori che per decenni hanno finanziato la compagnia tramite certificati obbligazionari per una somma pari a 670 milioni di euro. Due mesi dopo la sentenza scattano gli arresti per gli armatori accusati di bancarotta fraudolenta e raccolta abusiva del credito. Nell’ottobre del 2012 è arrivata la sentenza di fallimento della Deiulemar Shipping fondata dalle nuove generazioni delle famiglie fondatrici della società Deiulemar. Intanto le indagini della guardia di finanza, coordinate prima dalla procura di Torre Annunziata e poi dalla procura di Roma, hanno portato nel maggio del 2013 al fallimento anche della “società di fatto” costituita dal defunto Michele Iuliano nonché da Maria Luigia Lembo, Giovanna Iuliano, Giuseppe Lembo, Leonardo Lembo, Lucia Boccia, Angelo Della Gatta, Pasquale Della Gatta e Micaela Della Gatta.

Vi abbiamo già interessato di questa vicenda, quella della Deiulemar società di navigazione di Torre del Greco, con l’interpellanza urgente 2/00031 del 30/04/2013 per conoscere le eventuali responsabilità per omesso controllo e segnalazione da parte dell’Unità di informazione della Banca d’Italia e degli organi competenti sugli enormi flussi di denaro transitati sui conti correnti di società e dei singoli proprietari della Deiulemar.

Oggi Vi investiamo di un ulteriore problema legato alla suddetta società; in una situazione “normale” lo faremo con degli atti ispettivi, ma siccome il Parlamento è “ingolfato” da numerosi atti depositati senza alcuna risposta, cerchiamo di sollecitarVi con questa lettera.
La questione è questa, a seguito di due indagini in corso alla Procura di Roma e alla Procura di Torre Annunziata sono stati individuati due conti in Svizzera da 650 milioni e da 350 milioni di euro intestati ad imprese off-shore con sede legale in Lussemburgo riconducibili alle tre famiglie fondatrici della Deiulemar.

E’ stato chiesto il sequestro di questi conti con una rogatoria. E’ accaduto che questa rogatoria è stata bloccata e così anche il conseguente sequestro del denaro. Ci troviamo in una situazione che si ripete in cui la Banca Arner, un istituto di credito già al centro di diverse indagini su flussi di denaro sospetti in direzione della Svizzera, avrebbe consentito ai vertici della «banca privata» di Torre del Greco di girare gli investimenti delle 13.000 famiglie di obbligazionisti finiti sul lastrico direttamente a Lugano, soldi che, secondo le ipotesi accusatorie al vaglio della procura, rientravano in Italia «ripuliti» e disponibili.

Più volte è stata auspicata la possibilità di accordi bilaterali con la Svizzera atti ad evitare che indagini di così grande importanza quali truffe aggravate, bancarotta fraudolenta e che nel caso specifico coinvolge il risparmio di 13000 investitori, vengano ostacolate dalla legislazione svizzera che permette alle banche, trincerandosi dietro al principio del segreto bancario, di attirare dall’estero centinaia di miliardi di euro non dichiarati al fisco. Il contenzioso che oppone da anni Svizzera ed Unione Europea (Italia in particolare) verte sul fatto che le autorità elvetiche si rifiutano di dar seguito a rogatorie internazionali per evasione fiscale visto che la stessa, a differenza della frode fiscale che implica invece la falsificazione di documenti, non è considerata reato dal diritto elvetico, ma è soggetta solo a sanzioni amministrative.

Tutto ciò va a danno della nostra economia, perché se fino ad ieri avevamo 13000 risparmiatori che avevano deciso di investire in una società italiana, in un prodotto italiano, nel tessuto industriale italiano e che oggi si ritrovano truffati e privi dei loro risparmi investiti, è chiaro che si disincentiva un tale atteggiamento. Ci troveremo di fronte a cittadini che, ispirati da avidi imprenditori, decideranno sempre più frequentemente di non investire in Italia ma forse in conti svizzeri o direttamente in società lussemburghesi.

Chiediamo quindi un Vostro intervento veloce e tempestivo o quanto meno una risposta a questo appello per la risoluzione di questa drammatica vicenda.

Movimento 5 Stelle
Ing. Luigi Gallo

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