Inquinamento del Parco nazionale del Vesuvio, il ministro Orlando tace!

Parco-Nazionale-del-Vesuvio

Gallo, cosa succede nel Parco nazionale del Vesuvio?
«Ho presentato come primo firmatario un’interrogazione a risposta scritta al ministro Orlando, da luglio sto ancora aspettando la risposta… ».

Cosa denuncia?
«Diamo voce alle sollecitazioni del territorio e della nostra gente alle prese con gli effetti della discarica».

Quali effetti?
«Hanno terminato il conferimento dei rifiuti urbani ma, a nostro avviso, senza adeguati interventi di bonifica: ci sono problemi legati alla cooptazione del biogas, nel senso che la discarica emette dei gas che dovrebbero essere recuperati per produrre energia ma c’è un problema storico ancora irrisolto: c’è il sospetto di inquinamento delle falde acquifere».

Di che area territoriale si tratta?
«E’ la zona di Trecase, Boscoreale non distante da Torre del Greco e Torre Annunziata. Si tratta di un’area che dai dati rilevati dall’Asl viene classificata a più alta incidenza di tumori. Nell’ultimo report dell’Arpac si parla di tossicità cronica e si segnala incongruenze a livello di elementi inquinanti sui pozzi costruiti all’interno della discarica che servono a raccogliere il biogas».

Cosa chiedete al ministro Orlando?
«Chiediamo che attivi il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri (Noe) – alle dipendenze del suo ministero – affinchè disponga ispezioni e controlli sulla discarica».

Scusi, ma la domanda sorge spontanea: che ci fa una discarica dentro un parco nazionale?
«Bella domanda. Andrebbe chiesto a Prodi, fu lui durante il suo governo a dare l’avvio alla discarica. Successivamente, il governo Berlusconi sull’onda dell’emergenza rifiuti a Napoli indicò la stessa discarica come sito di conferimento, una sorta di serbatoio unico dei rifiuti per un certo periodo di tempo. Noi campani denunciamo da sempre che lo stato di emergenza è un businnes per la politica, le imprese e la criminalità organizzata. Il punto è che ad oggi non ci sono responsabili dello scempio che in vent’anni si è consumato nei nostri territori; sembra che tutto sia capitato per caso. Non è un’emergenza la nostra, è un problema cronico che evidentemente non si vuole affrontare correttamente, altrimenti non si capisce perché accade da noi e non in altre regioni».

Oltre all’interrogazione quali altre iniziative state valutando?
«Attendiamo la risposta del ministro. Da luglio, solo l’altro giorno e grazie alla nostra mozione sulle Terra dei Fuochi, il sottosegretario all’Ambiente in Aula mi ha assicurato che risponderà al più presto. Ma a noi non basta e non ci fermeremo: vediamo cosa rispondono ma non escludiamo l’ipotesi di iniziative alternative usando gli strumenti della democrazia, compreso esposti alla magistratura perché qualcuno dovrà pur pagare. Rilevo però l’atteggiamento del governo: da regolamento un ministro o un sottosegretario hanno venti giorni di tempo per rispondere a un’interrogazione, ma sono passati quattro mesi e tutto tace. Evidentemente si sbandierano i regolamenti solo per dare addosso al Movimento 5Stelle».

A Napoli c’è il rischio di una nuova emergenza rifiuti?
«Il problema dei rifiuti non si risolve con inceneritori e discariche, i comitati lo denunciano da sempre. Non serve fare un buco nel terreno e seppellirci i rifiuti o bruciarli. Lo dice anche l’Europa che più volte ha sanzionato la Campania. Non solo, ma le indicazioni europee non sono state recepite. Alla Regione Campania abbiamo spiegato le nostre proposte che sono contenute nel programma del M5S del 2010: abbiamo indicato siti alternativi, come e dove smaltire il compost cioè la separazione dell’organico. Qui non si capisce che ogni tipo di rifiuto se correttamente trattato, rappresenta una ricchezza, non un costo per la collettività».

Sì, ma che risposta avete avuto da Caldoro?
«C’è una disponibilità a valutare le nostre proposte: attendiamo i fatti perché la parole non ci bastano. Oltretutto, non è ancora scongiurata l’ipotesi dell’inceneritore a Giugliano contro il quale ci batteremo con forza. Per non parlare della questione ‘acqua pubblica’: ci sono aumenti tariffari e una legge regionale in via di definizione che vuole ridisegnare gli ambiti territoriali e la questione della concessione a un ente che non è di diritto pubblico, ma pubblico-privato e la conseguenza – come accade in tutt’Italia – è che poi a dettare la linea è il privato. Sono questi i nostri terreni di battaglia».

Interrogazione M5S presentata al ministro dell’Ambiente: Orlando

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