Premio Di Vagno: la verità oltre il fango

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Perché dei cittadini che sono entrati per il loro primo mandato all’interno delle istituzioni, sono contrari ad una proposta di legge che – se analizzata superficialmente – finanzia una fondazione culturale del Sud, ed istituisce un premio di ricerca su temi umanistici?

Il M5S è contro la storia, è contro la cultura e contro la ricerca: questa è stata la facile e becera strumentalizzazione della maggioranza, del PD e anche degli organi di informazione spesso a esso asserviti, come il giornale La Repubblica.

Eppure è stato proprio il M5S a volere una discussione più visibile su questa proposta di legge in aula per informare maggiormente i cittadini.

La verità è un’altra. Noi cittadini siamo stanchi che lo Stato nel 2014 ancora non utilizzi criteri chiari, trasparenti ed oggettivi per allocare le proprie risorse in ogni comparto.
O meglio il criterio c’è: quello di aver un Padrino Politico.

Se un ente culturale, una fondazione, un’associazione ha un padrino politico, prima o poi riceverà soldi pubblici con un emendamento, magari in legge di stabilità.

E’ successo per l’orchestra fantasma del teatro San Carlo con un milione di euro e per I Virtuosi italiani di Verona, prelevando soldi dal Fondo Unico dello Spettacolo. Le orchestre hanno criteri di accesso al fondo molto stringenti che evidentemente non valgono per chi ha santi in paradiso.
Oggi lo stesso metodo lo adoperate con una legge ad hoc che è quella che ci apprestiamo a votare.

Ma chi danneggia questo modo di fare?

Crediamo che danneggi noi cittadini perché bisogna garantire procedure trasparenti, meritocratiche, oggettive per l’utilizzo dei nostri soldi.

Ma danneggia anche tutte le altre fondazioni, tutte le altre associazioni, tutti gli altri enti culturali onesti che non verranno valutati per quello che fanno, per il merito della loro azione, ma in funzioni dei contatti e del favore del politico di turno.

E questa è la prassi nella commissione cultura. Per cui discutiamo del progetto di legge della Basilica Palladiana perchè Galan ha promesso un favore ad un suo amico sindaco, poi discutiamo la legge dell’Istituto della SS Trinità di Vico Equense, poi del Centenario di Burri.

Tutte proposte di legge che non ci trovano avversi nel merito, ma il M5S non accetta che tante emergenze del Paese, tanti problemi strutturali del mondo della Cultura, dello Sport, dell’Arte, dei Beni Culturali, della Scuola, dell’Università, dell’Editoria, dell’Informazione non siano affrontate con adeguate proposte di legge di iniziativa PARLAMENTARE dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Siamo stati noi del M5S a portare ad una proposta di legge sulla riduzione dei contribui universitari per gli studenti che è insabbiata in commissione da più di una anno. Siamo noi che abbiamo costretto la maggioranza a discutere da domani la proposta dell’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria e ci sono proposte serie anche da altre opposizioni.

Ma la maggioranza, il PD, in Parlamento è ormai rassegnata ad un ruolo di comparsa nella democrazia italiana, asservita ai DIKTAT del presidente del consiglio Renzi e quindi delegata ad occuparsi solo di interventi microsettoriali e territoriali.
NON DISTURBARE IL MANOVRATORE. E’ questa l’unica regola che avete in mente. Ed oggi questo atteggiamento asservito lo pagano tutti i cittadini italiani con le scelte autoritarie previste da questo governo per la nostra costituzione italiana.

Ma torniamo alla legge in analisi. Vediamo a chi state dando risorse dei cittadini italiani, questa volta.

La fondazione culturale “Giuseppe di Vagno” è presieduta da Gianvito Mastroleo, attuale presidente regionale in Puglia del Partito Socialista. Lo stesso Gianvito Mastroleo che venne condannato per concussione in primo grado ad otto anni di reclusione e una multa di 820 milioni di lire con un interdizione perpetua dai pubblici uffici per la vicenda che riguarda l’assegnazione e la spartizione degli appalti per la costruzione di 14 edifici scolastici, per una commessa in due tranches con un valore complessivo di 47 miliardi.

In secondo grado venne condannato a 5 anni e 6 mesi dalla Corte d’ appello di Bari all’epoca di tangentopoli, poi, prima che si potesse arrivare alla sentenza definitiva, i reati caddero in prescrizione.

Gianvito Mastroleo non ha mai voluto l’accertamento pieno della verità da parte della magistratura e non si oppose alla prescrizione, ma è lui stesso a raccontare ai giudici, così come appare sul Corriere della Sera dell’epoca, che si ritrovavano al numero 143 di corso Vittorio Emanuele di Bari per decidere come assegnare e spartire appalti per la costruzione dei 14 edifici scolastici.

Ed è lo stesso Mastroleo a dichiarare “Ho dovuto rispondere di concussione, anziché di corruzione , e per questo ho fatto ricorso in Cassazione. Voglio capire perché a Milano gli imprenditori vengono indagati e arrestati insieme con i politici, e qui a Bari, invece, sono considerati vittime della nostra sete di denaro” Mastroleo osanna Di Pietro, riconosce le proprie gravi responsabilità e il peso di una condanna per corruzione. Ma rifiuta ogni addebito di concussione. E’ tutto scritto sul Corriere della Sera.

Ebbene voi con questa proposta di legge consegnate altri soldi pubblici nelle mani di un soggetto che ha condanne per concussione, a un soggetto che confonde i piani di una politica attiva come presidente regionale del PSI e una politica come presidente di una fondazione che porta il nome di Giuseppe Di Vagno, primo parlamentare italiano ucciso dal fascismo,lui si, vero esempio di politica al servizio della collettività, che ha pagato con la vita l’affermazione degli ideali di democrazia, di libertà, di giustizia, di solidarietà, di pace, valori che meritano di essere rappresentati e difesi da persone oneste.

Soprattutto in questo momento storico, in cui il Paese è lacerato da continui scandali di corruzione, concedere fondi a una fondazione culturale presieduta da una persona che ha avuto condanne per concussione significa perdere l’occasione di dare un segnale, e implicitamente significa avallare quella che è ormai divenuta una prassi italiana. La cultura non può permetterlo, deve anzi dare un segnale concreto di rifiuto di questo sistema.

E’ da più di un anno che su ogni atto diciamo al Ministero dei Beni Culturali che questo sistema di soldi a pioggia sul settore delle cultura non è più accettabile.
E’ lo stesso ministero ad ammettere che spilla soldi in funzione di una stratificazione di norme e leggi decise senza alcun merito o criterio, ma per la volontà del politico di turno.

Questi sono i motivi che a noi cittadini che non siamo né intellettuali di sinistra, né penne di spicco di uno dei più diffusi quotidiani nazionali, bastano e avanzano per votare contro questa proposta di legge, che rappresenta per noi un ulteriore rallentamento del processo di utilizzo finalmente meritocratico e meno politico dei soldi di tutti i contribuenti.

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