I commenti: Pago dunque merito. Obbedisco dunque merito.

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“Da quello che ho capito, questi vogliono introdurre dentro la scuola pubblica quel meccanismo infernale della formazione continua a spese dell’insegnante. Un po’ come funziona con gli ECM nella Sanità: un giro di soldi pazzeschi, di favoritismi e clientelismi dove l’accreditamento come ente di formazione significa milioni certi dai miseri stipendi dei lavoratori alle tasche di poche associazioni private, in genere tutte cattoliche. Praticamente il sistema dei master a botte di 900 euro esteso per tutta la carriera dell’insegnante.
Questo è il “merito” che intendono, un merito a pagamento di corsi privati in favore di altri e cioè dei soliti che hanno in mano il mercato della formazione post universitaria, dei master e dei convegni e di tutte le baggianate che sono solo un traffico di soldi pazzesco.”
Tiziana Moro

“Pochi docenti hanno la fortuna di rimanere per anni nella propria scuola e possono quindi assumere funzioni particolari previste nei Pof d’istituto. La permanenza o meno del docente nella scuola di titolarità è indipendente spesso dalla volontà dello stesso docente. Può verificarsi infatti una diminuzione di ore cattedra, può verificarsi un depotenziamento delle ore d’indirizzo (Gelmini) ed il docente automaticamente viene dichiarato in soprannumero ed invitato a scegliere un’altra scuola.
E’ evidente che nel nuovo Istituto il docente troverà funzioni già assunte da colleghi che da tempo si trovano nella stessa sede. Si verificherebbe quindi che i docenti più movimentati dalle operazioni di trasferimento (forzato) sarebbero anche i più penalizzati nella valutazione del “MERITO” che andrà a delineare il contratto di lavoro.
Per quanto riguarda il merito chiarisco poi che è inacettabile che lo stesso venga attribuito dal Dirigente Scolastico.
E’ necessario avere parametri uguali per tutti e requisiti codificati già dal Ministero. Altrimenti è chiaro che anche nella scuola potrebbe instaurarsi un sistema clientelare e di convenienza personale e non diffusa.
Questo è estremamente pericoloso e nocivo alle nuove docenze, alle nuove risorse umane che dovranno curare le competenze e l’autonomia degli studenti nella produzione del loro lavoro scolastico.”
Maura Zambon

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