L’M5S è per lo sblocco di almeno 5000 posti di lavoro per i marittimi italiani

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Da dove nasce la protesta dei marittimi, il 12 maggio a Roma?

Nasce da un disagio che sempre più forte si manifesta in tutte le città a vocazione marittima a causa di norme discriminatorie nei confronti dei lavoratori marittimi italiani e per una crisi occupazionale che investe un settore che non sta subendo una crisi economica. Questa vertenza il M5S l’ha aperta già 2 anni fa attraverso mozione in Camera dei Deputati che impegni il governo a mettere fine a tutte le norme che penalizzano i marittimi italiani in questo settore. A livello locale nelle diverse città marinare ho personalmente incontrato e stimolato in questi 2 anni i lavoratori a lottare per una vertenza nazionale per uscire dall’isolamento locale. Oggi ci stiamo riuscendo anche grazie alla collaborazione con le categorie interessate.


Cosa si aspettano di cambiare coloro che hanno manifestato?

Ho portato i lavoratori a confrontarsi con i dirigenti del ministero dei Trasporti per sollevare il tema occupazionale e per discutere di misure a difesa dei nostri lavoratori, come d’altronde si fa in tutti gli altri Paesi europei. Abbiamo ottenuto l’organizzazione di un tavolo di concertazione con tutti gli attori del settore per trovare accordi equilibrati che non danneggino nessuno e sblocchino almeno 5000 posti di lavoro per i marittimi italiani. Ma se ci sarà un muro contro muro siamo pronti a chiedere interventi legislativi in Parlamento.


Perché il lavoro marittimo interessa così poco alla politica?

I partiti sono interessati solo alle poltrone e agli affari personali e i marittimi sono indeboliti dall’assenza del diritto al voto quando sono in viaggio, ma c’è anche una scarsa propensione a fare massa critica sulla politica scegliendo strade individualistiche. Per fortuna le cose stanno cambiando con l’ascesa di un MoVimento di cittadini come il nostro che si fa portavoce del disagio vissuto da migliaia di famiglie. Ora deve crescere la consapevolezza anche nei lavoratori che la politica non deve rappresentare una scorciatoia per soddisfare immediati bisogni personali ma ci vogliono alleanze durature e lotte collettive per cancellare tutte le discriminazioni in questo settore.


La difesa del lavoro marittimo su navi italiane secondo lei da cosa può partire?

Sono tanti gli interventi necessari, a partire dal ripristino del titolo professionale per gli istituti nautici, abolito dal governo Berlusconi, fino ad arrivare alla cancellazione di tutte le norme sulla formazione, che rendono una corsa ad ostacoli l’aggiornamento dei lavoratori. Bisogna agganciare le agevolazioni degli armatori italiani direttamente all’assunzione di marittimi italiani, introdurre per i marittimi un salario minimo obbligatorio, non inferiore al costo medio della manodopera dei marittimi comunitari, fino ad arrivare a considerare il lavoro marittimo un lavoro usurante.

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